Giulia Razzauti
l'occhio dietro l'obiettivo
Ho iniziato in camera oscura, guardando immagini emergere dal nulla nel silenzio rosso della luce di sicurezza.
È lì che è nata la mia ossessione per il bianco e nero — per quella magia dell'attesa, del bianco che diventa nero, della verità che si rivela piano.
Poi sono passata al digitale, ho fotografato palchi, concerti, eventi, la vita che non si ferma mai.
E in quel percorso ho capito una cosa:
Non è la fotocamera che crea la magia. Sei tu.
Ciò che mi dà gioia non è lo scatto perfetto.
È vedere una donna entrare nello studio in un modo ed uscire cambiata.
Arricchita da un'esperienza che ha lasciato un segno.
Perché questo non è "fare una foto".
È mettersi in gioco. Andare oltre la posa. Lasciarsi guidare.
Darsi il permesso di osare.
Ed è esattamente lo stesso processo della camera oscura:
aspetto che tu abbassi la guardia,
che la tua verità emerga,
che smetti di controllare.
È in quel momento che scatto.

